OVADIA è un gigante: difficile dire se prevalga la sua imponente ed originale produzione artistica con i suoi “concerti teatrali” o l’impegno civile in favore della Pace e della Tolleranza.

Trasferito bambino dalla Bulgaria a Milano, proviene da una famiglia ebraico-sefardita, greco-turco per parte di padre e serbo per parte di madre: già questo ne fa una personalità fuori dal comune, oltre ogni schema.

Ascoltarlo un incanto e spesso un pugno nello stomaco, sempre condito da un umorismo unico. Sarà interessante conoscere la sua visione di quello che sta accadendo in questa strana fase della nostra esistenza.

Ovadia già negli anni del liceo comincia la sua attività artistica come cantante e musicista nel gruppo dell’ “Almanacco Popolare” sotto la guida dell’etnomusicologo Roberto Leydi.

Dopo la laurea in Scienze Politiche nel 1972 fonda e dirige il “Gruppo Folk Internazionale” che incentra la sua ricerca sulla musica tradizionale di vari paesi, in particolare dell’area balcanica.

Nel 1978 il gruppo cambia orientamento e diventa “Ensemble Havadià”, dedicandosi a musiche di propria composizione e sviluppando una forma inedita di concerto teatrale.

In quegli anni alterna l’attività dei concerti con quella discografica anche come produttore. L’attività di teatro vera e propria inizia nel 1984 quando avvia una serie di collaborazioni con numerose personalità della scena tra cui Pier’Alli, Bolek Polivka, Tadeusz Kantor, Giorgio Marini, Franco Parenti. E proprio per il Teatro Franco Parenti crea, in collaborazione con Mara Cantoni, lo spettacolo “Dalla sabbia dal tempo” in occasione del “Festival di Cultura Ebraica” nel 1987.

È questa, per Moni Ovadia, l’occasione di fondere le proprie esperienze di attore e di musicista, dando vita alla proposta di un “teatro musicale” lungo il quale ancora oggi opera la sua ricerca espressiva.

Nel ’90 fonda la TheaterOrchestrae inizia a lavorare stabilmente con il CRT Artificio di Milano che produce lo spettacolo ”Golem” messo in scena con la collaborazione di Daniele Abbado che debutta al Petruzzelli di Bari e viene presentato con successo a Milano, Roma, Berlino, Parigi e New York.

Da non dimenticare nel 1990, “Progetto Ritsos: Delfi Cantata”, ispirato al poeta greco Ghiannis Ritsos con le musiche di Piero Milesi e ripreso nel 1994 in una nuova edizione per il “Festival Suoni e Visioni” di Milano.

A memoria del Venticinquennale del terremoto che distrusse la valle del Belice, per le “Orestiadi” di Gibellina del 1993, costruisce con la collaborazione di Studio Azzurro e le musiche di Alfredo Lacosegliaz, “Ultima forma di libertà, il silenzio”, ambientato nell’inquietante scenario del Cretto di Burri e sempre per il “Festival di Gibellina” del 1996, parteciperà allo spettacolo evento “Pallida madre, tenera sorella” con la regia di Piero Maccarinelli.

Ma è nel 1993 con “Oylem Goylem”, una creazione di teatro musicale in forma di cabaret, che Ovadia si impone all’attenzione del grande pubblico.

Oylem Goylem, osannato dalla critica, ha avuto ad oggi più di un migliaio di rappresentazioni ed è stato pubblicato in DVD nel 2005 per Einaudi.

Nel 1994, inizia il sodalizio artistico con Roberto Andò debuttando nell’opera multimediale “Frammenti sull’Apocalisse” di Daniele Abbado, Nicola Sani e dello stesso Andò presentato nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara e, in forma di spettacolo, al “Festival Roma Europa”.

Sempre con Andò, nel febbraio 1995, collabora a “Diario ironico dall’esilio”, una coproduzione CRT Artificio e Teatro Biondo Stabile di Palermo.

Partecipa insieme all’attore tedesco Bruno Ganz al primo lungometraggio di Andò “Diario senza date” (Diary with no dates), presentato alla 51° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Finestra sulle Immagini.

Nel gennaio 1995 crea, con la collaborazione di Mara Cantoni, “Dybbuk”, spettacolo sull’Olocausto accolto come uno degli eventi più importanti della stagione teatrale.

Sempre nello stesso anno, con Pamela Villoresi – che ne firma anche la regia ‐ debutta con lo spettacolo “Tàibele e il suo demone”, una coproduzione CRT Artificio‐Piccolo Teatro di Milano.

Rinnovando la collaborazione con il Piccolo Teatro e con Mara Cantoni, nel febbraio ’96 dà vita allo spettacolo “Ballata di fine millennio”, grandissimo successo di critica e di pubblico, con il quale intraprende un’impegnativa tournée nelle principali città italiane.

Nel 1997 riprende la collaborazione con Andò mettendo in scena “Il caso Kafka”, una coproduzione CRT Artificio e Stabile Biondo di Palermo.

È dell’ottobre ’98 uno spettacolo prodotto in esclusiva per il Teatro Stabile Politeama Rossetti di “Trieste, ebrei e dintorni”, una conferenza‐spettacolo sul tema della presenza ebraica nella città.

Nel novembre dello stesso anno, apre la stagione del Piccolo Teatro di Milano con “Mame, mamele, mamma, mamà…” scritto, diretto e interpretato da lui stesso e dalla TeatherOrchestra.

Seguiranno nel dicembre ’99 “Jossl Rakover si rivolge a Dio” tratto dall’omonimo libro di Zvi Kolitz e lo spettacolo“Tevjie und mir”, uno studio libero ispirato al racconto “Tevjie il lattivendolo” di Sholem Alekem da cui fu tratto il musical “Fiddler on the roof”, la cui versione italiana, “Il violinista sul tetto”, Ovadia dirigerà ed interpreterà nella stagione 2002/2003. Nel 2001 debutta con “Il Banchiere errante”, spettacolo semiserio sul denaro.

Poi, nell’autunno 2003 crea dirige ed interpreta lo spettacolo“Konarmjia: L’armata a cavallo”, un libero adattamento del testo omonimo di Isaak Babel’ che ha concluso la sua tournée a Mosca nel giugno 2005.

Per la stagione 2005‐2006, crea lo spettacolo “Es iz Amerike”, un viaggio teatral-°©‐musicale sull’epopea ebraica nella cultura e nello show biz statunitense. L’anno seguente, di nuovo in collaborazione con Roberto Andò, mette in scena “Le storie del signor Keuner” libera interpretazione dei famosi testi di Bertolt Brecht.

Nella stagione 2007‐2008, allestisce una coraggiosa pièce sulla fine del Comunismo, “La bella utopia”, dove intreccia la drammaticità degli eventi storici ad un umorismo urticante. Nel 2009 allestisce “Shylock, il Mercante di Venezia in prova”, quinta esperianza di co‐regia con Roberto Andò, inentrato sulla rilettura della figura dell’ebreo Shylock del “Mercante di Venezia” di Shakespeare.

Gli ultimi progetti, sollecitato dalla recente crisi economia e socio‐politica della Grecia che riapre profonde riflessioni sulle origini della cultura europea, lo vedono riprendere uno dei suoi temi degli esordi.

Dapprima con “Progetto Odissea”, realizzato ad hoc per il “Magna Grecia Teatro Festival Calabria” nell’estate del 2012. Un recital bilingue in forma di oratorio (graco/italiano), di 440 versi dell’Odissea di Nikos Kazantzakis, tradotta da Nicola Crocetti, con musiche di vari stili e culture tradizionali greche, eseguite dal gruppo greco EvìEvàn.

Poi con “Cantata greca: Delphi e Sonata al chiaro di luna. Due poemi di Yiannis Ritsos”, una coproduzione PromoMusic e Teatri di Reggio Emilia del l’ottobre 2012.

Nel febbraio del 2013, è al Piccolo Teatro di Milano con lo spettacolo “Adesso Odessa” che prende ispirazione dai “Racconti di Odessa” di Isaac Babel’, in cui lo scrittore ebreo sovietico descrive quella che può essere definita la Napoli del Mar Nero: una città caotica, cosmopolita, malavitosa ma al contempo una metropoli passionale, conturbante, sfrontata.

I frammenti del testo di Babel’, si alternano a brani musicali eseguiti da grandi solisti classici di fama internazionale come il violinista odessita Pavel Vernikov, la violinista Svetlana Makarova e il pianista Pavel Kachnov.

Dell’aprile 2013, è lo spettacolo “Benvenuti nel Ghetto”, un progetto ideato per il Settantesimo anniversario dell’insurrezione nel Ghetto di Varsavia che, alterna letture di frammenti del poema “Canto del popolo ebraico massacrato” di Yitzhak Katzenelson, a canzoni e musiche composta dagli Stormy Six.

I legami tra lo sorico gruppo e Ovadia risalgono agli anni ’70, ma questa è stata la prima occasione per una collaborazione diretta. Sempre nel 2013 è in scena con lo spettacolo “Prapatapumpapumpapà, padrone mio ti voglio arricchire” un autentico omaggio e un atto d’amore verso la straordinaria avventura poetica e musicale di Matteo Salvatore, uno dei padri della musica popolare del Sud.

Lo spettacolo nasce su ispirazione delle rappresentazione teatrale “Il Bene mio. La vita e le canzoni di Matteo Salvatore”, andato in scena il 10 febbraio 2012 al Teatro Petruzzelli di Bari, che ha visto sul palco oltre a Moni Ovadia, anche uno struggente Lucio Dalla in una delle sue ultime apparizioni live in Italia.

Grande successo di critica e di pubblico ha ottenuto con “Le Supplici” di Eschilo in scena al Teatro Greco di Siracusa nei mesi di maggio e giugno 2015, tragedia greca di cui è stato regista e co‐protagonista. Moni Ovadia, oggi è considerato uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana.

Ovadia è anche noto per il suo costante impegno politico e civile a sostegno dei diritti e della pace ed è un punto di riferimento per le giovani generazioni.

 

Nel 2006, alla Scala di Milano, è la voce narrante de “Il sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schönberg, sotto la direzione del M°

Ha anche diretto due opere liriche: la prima “Adina” di Gioacchino Rossini per il “Festival rossiniano” di Pesaro nel ’99 e “The Beggar’s Opera” di John Gay per il Teatro Petruzzelli di Bari nel 2006.

L’attività di Moni Ovadia non si è limitata solo a quella teatrale: per il cinema ha prestato il proprio volto in “Caro Diario” di Nanni Moretti e, con il ruolo di co‐protagonista, a “Facciamo Paradiso”di Mario Monicelli.

Di grande successo è la serie radiofonica per Rai 2 nella primavera del 1994, “Note Spettinate”, di cui è conduttore e coautore con Mara Cantoni, successo rinnovato in “Uomini e Profeti” trasmissione sulla spiritualità di Radio Tre.

Per la RAI ha registrato nel 1997 il suo spettacolo più noto “Oylem Goylem” e nel 2008, “Binario 21”, un pellegrinaggio che, partendo dal binario 21 della Stazione centrale di Milano – il binario da cui partirono i convogli carichi di ebrei italiani per Aushwitz oggi Memoriale della Shoah – conduce ad a Aushwith/Birkenau attraverso le memorie della sopravvissuta Liliana Segre e le parole del poema “Canto del popolo ebraico massacrato” di Yitzhak Katzenelson.

Molti i titoli dei libri, DVD e CD pubblicati nel corso della sua carriera


Vicky Di Quattro, 1984, ragusana laureata in Giurisprudenza, oltre a consolidare l’interesse giuridico in uno degli studi più importanti della provincia iblea, alimenta la passione per il Teatro e si dedica al piccolo Teatro di famiglia ristrutturato da poco.

Quindi abbandona la carriera forense per dedicarsi alla gestione dello spazio teatrale in collaborazione con la sorella, riuscendo in breve tempo a imporsi nel territorio siciliano come eccellenza nel campo artistico e culturale.

Grazie all’attenta gestione, il Teatro Donnafugata , diventa in breve tempo luogo riconosciuto e apprezzato, espressione viva del fermento culturale della provincia Iblea e punto di riferimento per giovani artisti che riconoscono nel Teatro e nei foyer uno spazio dove dar vita alle proprie capacità.

Precisa è la volontà di radicarsi sempre più nel territorio guardando ai grandi Teatri Europei non come meta irraggiungibile bensì come metro e misura da seguire nell’ottica di grandi ed importanti collaborazioni.


Aldo Premoli, founder director del tendermagazine SudStyle del Gruppo SudPress, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”. Ha pubblicato libri di saggistica ed è tra i fondatori dell’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nom