Come rubare un pezzo di muro

È il 2007. Il più celebre tra gli street artist al mondo Bansky si introduce nei territori palestinesi del West bank e firma a modo loro case e muri di cinta.

È da qui che prende il via L’uomo che rubò Banksy di Marco Proserpio 

I palestinesi però non gradiscono. Il murale del soldato israeliano che chiede i documenti all’asino li manda su tutte le furie: passi l’essersi introdotto nei territori e l’aver agito senza nemmeno presentarsi alla comunità, ma essere dipinti come asini…

A vendicare l’affronto con un occhio al bilancio ci pensano un imprenditore locale, Maikel Canawati, e soprattutto Walid, palestrato taxista del posto. Con un flessibile ad acqua e l’aiuto della comunità, Walid decide di tagliare il muro della discordia. Obiettivo dichiarato: rivenderlo al maggior offerente.

Il film è al tempo stesso, il racconto della nascita di un mercato illegale  di opere prelevate dalla strada senza il consenso degli artisti. Sono passati 7 anni da allora e l’asta per quel pezzo di muro non si è ancora conclusa: per oltre centomila dollari una tonnellata di muro è stata trasferita in Scandinavia e ora pensa a volare oltreoceano.

Il docufilm alterna riprese fatte in strada a interviste ad alcuni degli esperti riconosciuti a livello internazionale  – giornalisti, professori universitari, galleristi, avvocati – e a personaggi chiave di questo mercato parallelo della street art.

 Il film arriva nelle sale italiane  solo l’11 e 12 dicembre nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema.

Direttore responsabile Aldo Premoli – Direttore editoriale Pierluigi Di Rosa - Edito da: Editori Indipendenti S.r.l. via Firenze, 20 – 95128 Catania