Bianco-Valente e la Fondazione Sicilia. A Palermo

Bianco-Valente e la Fondazione Sicilia. A Palermo

Giovanna Bianco-Pino Valente è il duo autore dell’intervento allestito fra le sale di Palazzo Branciforte, a Palermo. Nella cornice di Manifesta 12.
Terra di me è la straordinaria mostra di Bianco-Valente frutto di una ricerca sociologica, di un esperimento linguistico condiviso. Che prende il via da alcune antiche mappe del patrimonio cartografico
di Villa Zito, dall’immaginario legato al Mediterraneo e dai racconti di chi questo mare lo ha
veramente attraversato.

Come nasce Terra di me?
Un anno e mezzo fa circa ci ha contattati la Fondazione Sicilia chiedendoci di realizzare una mostra che mettesse in dialogo i nostri lavori con le mappe del fondo cartografico di Villa Zito. Sono mappe antiche, che vanno dal XV al XVIII secolo, e carte nautiche, che raccontano itinerari lontani, lungo un territorio da sempre multiculturale. Abbiamo pensato quindi di allargare il discorso da Palermo e la Sicilia al Mediterraneo, riflettendo sull’immaginario legato a questo mare e su come si è trasformato dall’antichità a oggi, da quando è stato il mezzo attraverso il quale è nata e si è diffusa la cultura occidentale fino ai giorni nostri.
Scenario di partenza dunque, Palermo, “città confine, città porto per definizione, città con
tante anime, tutte vere” ‒ come scrive Agata Polizzi nel testo in catalogo ‒ “che diventano
l’armatura del progetto …”
È anche il senso della nostra proposta alla Fondazione: attivare una serie di laboratori da svolgersi con un gruppo di giovani migranti, uomini e donne, che accettavano di condividere le loro storie di vita, le incertezze ma anche le speranze per il futuro. Cittadini come noi del Sud del mondo, che questo mare lo hanno attraversato.

La Fondazione ha accolto la vostra idea e i laboratori hanno preso il via. Raccontatemi
com’è andata.
Il primo incontro è stato bello, emozionante da un lato ma dall’altro, a essere sinceri, ci ha messi in crisi. Siamo stati molto male. Profondamente scioccati: perché una cosa è leggere certe notizie sui giornali o sentirle dalla televisione, un’altra è trovarsi sommersi da tanto dolore, scale troppo diverse di storia e di esperienze. E non avevamo alcuna intenzione di andare a rimestare nelle tragedie personali.

E poi cosa è successo?
Dopo una faticosa riflessione, l’indomani abbiamo comunicato ai mediatori e ai
partecipanti che non ce la sentivamo di proseguire, che non volevamo fare questo lavoro
speculando sul dolore altrui. Ma i ragazzi, che avevano compreso la sincerità del nostro
approccio, all’idea di non vederci più ci sono rimasti male. Così abbiamo deciso di
continuare a incontrarci lo stesso per trascorrere del tempo insieme, costruire un legame.

Che facevate, allora?
All’inizio, per rompere il ghiaccio, abbiamo parlato soprattutto di noi e di Napoli, la città in
cui viviamo e dei tanti parenti e amici che sono stati costretti a emigrare per lavoro, così
loro hanno iniziato a parlarci dei loro luoghi di provenienza. Questo dialogo avveniva in
inglese, francese, italiano e alcuni passaggi venivano anche tradotti nelle loro lingue madri.
Un giorno li abbiamo portati a visitare il Monte dei Pegni di Santa Rosalia che si
trova all’interno di Palazzo Branciforte. Si percepisce subito in quel luogo
la sofferenza dietro alle storie di tante famiglie siciliane del passato: pur di raggranellare
qualche soldo prima di emigrare per le Americhe, impegnavano qualunque oggetto, anche il
più personale come fedi nuziali, materassi,scarpe, biancheria. È un aspetto della cultura
dell’Italia che non conoscevano e questa condivisione d’esperienze ha rafforzato la
vicinanza tra noi.

Finché qualcosa è cambiato…
Piano piano ci hanno fatto capire che in loro era nato il desiderio ‒ quasi la necessità ‒ di
condividere parole e narrazioni e di lasciare delle tracce. E hanno cominciato a insistere nel
volerci raccontare la propria esperienza: storie inimmaginabili di ragazzi che prima di
imbarcarsi avevano attraversato il deserto.

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Per concludere con l’immagine guida. Terra di me è un’immagine fotografica in cui il profilo di un’antica mappa di navigazione del Mediterraneo con al centro la Sicilia è diventato una sorta di tatuaggio impresso sulpalmo della nostra mano. In questa fotografia sono bene evidenti e si intersecano le “linee del destino” presenti (nella loro diversità) sulle mani di ognuno e i tracciati delle rotte di navigazione, a sottolineare l’importanza delle esperienze di viaggio che definiscono la nostra storia e il nostro destino.

Bianco-Valente – Terra di me. Palazzo Branciforte via Bara all’Olivella, 2 – Palermo – Sicilia. Sino al 30 settembre

 

Questo testo è un sunto dell’intervista realizzata da Lori Adragna pubblicata da Artribune l’1.08.2018 http://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/who-is-who/2018/08/intervista-bianco-valente-mostra-palermo-manifesta/

 

 

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