Domenico (il siciliano), Stefano (il lombardo) e i Cinesi

Capita. Capita a tutti di inciampare. Chi non è mai inciampato, caduto e magari si è fatto pure qualche livido? Che si fa in questi casi? Ci si rialza e si riparte. C’est la vie!

Io Domenico Dolce (il siciliano di Polizzi generosa ) e Stefano Gabbana (il milanese) li ho conosciuti e frequentati per ragioni di lavoro.

Mi sono simpatici? Non particolarmente. Sono sempre stati concentratissimi su se stessi, molto diretti, non particolarmente empatici

Domenico un bravissimo sarto: di quelli che conoscono il mestiere per averlo imparato non a scuola ma in famiglia. Stefano un comunicatore di straordinario intuito

Vengono dalla gavetta i due “ragazzi”. La leggenda narra che all’inizio degli anni ’80 provassero a proporre a qualche azienda tessile i loro prototipi dormendo in macchina, la notte, fuori dai cancelli delle fabbriche in attesa dei responsabili che non sempre li ricevevano… Ma non è affatto una leggenda: i due “ragazzi” dormivano dentro una scassatissima Renault 4.

A un certo punto ( metà degli anni’ 80) sono partiti. Notati durante una delle tante fiere tessili del settore da una giornalista in gamba che ne percepisce le potenzialità e ne scrive. Avvicinati dai primi buyer internazionali ricevono i primi ordini. Impegnano i denari “che non hanno” indebitando le riuspettive famiglie e riescono a farsi produrre i capi necessari per rassicurare chi glieli ha ordinati. Chi ha acquistato i loro capi li vende bene e il meccaniscmo si mette in moto. Dopo qualche anno sono gli industriali tessili – che li lasciavono la notte a dormire fuori dai cancelli – a dover fare la fila per assicurarsi di poterli produrre.

Loro però non si fermano. Perché il mestiere lo hanno nel sangue: tutto quello che guadagnano (e già guadagnano molto) lo reinvestono: sfilate mirabolanti, modelle le più belle e le più care del mondo,  feste faraoniche con magnifici dolci siciliani offerte a stampa e buyer, i fotografi americani più in voga che fotografano Madonna ( siamo negli anni ’90) con i loro capi addosso…

Madonna con Dolce e Gabbana

Basta? No, non basta. I due “ragazzi” investono su se stessi e sul loro marchio ancora e ancora. Si comprano fabbriche e maestranze. Non sono più solo un marchio famoso, ora sono un gruppo tessile italiano di tutto rispetto.1 milairdo di fatturato l’anno e oltre 4.500 dipndenti diretti

Mi sono simpatici Dolce e Gabbana? Non particolarmente, però sono stati gli straordinari interpreti di una storia oggi irripetibile tutta itaiana e di grande successo internazionale.

Un fotogramma del video di scuse

Che ne penso della vicenda del video in cui si scusano con i cinesi? Dolce & Gabbana stavano programmando una sfilata da 12 milioni di € per confermare la loro presenza su un mecao che vale il 30% del loro fatturato e quindi….Capita. Capita a tutti di sbaglaire..

Ma il linciaggio a cui sono sottoposti ora, quello no, non mi piace, mi fa pure un po’ schifo.

Noi altri italiani abbiamo un bruttissimo vizio: pare ci piaccia demolire alla prima occasione qualsiasi conanzioale a cui si a andata bene, che magari è pure stato bravo e ha creato un sacco di posti di lavoro. E questo è il caso

 

 

Aldo Premoli

Aldo Premoli

Nato a Milano, vive tra Catania, Cernobbio e gli Usa, dove lavorano i suoi figli. A partire dal 1989 ha diretto periodici specializzati del settore abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. o in quello dell’arte conpemporanea come “Tar magazine”. Blogger di Huffington Post Italia e Artribune è co-fondatore dell’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e del Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.

Direttore responsabile Aldo Premoli – Direttore editoriale Pierluigi Di Rosa - Edito da: Editori Indipendenti S.r.l. via Firenze, 20 – 95128 Catania