Ma Gucci è Stilish o Tacky?

Ma Gucci è Stilish o Tacky?

Il successo è stato enorme. Alessandro Michele il designer incarica da qualche anno ha riportato il marchio (un tempo) fiorentino, ora di proprietà del secondo gruppo francese (e mondiale) del lusso al centro dell’attenzione.

Sfilate faraoniche, advertsing diverse da tutte le altre, vestiti e accessori… che comunque si vendono: a cifre da capogiro.

Un abito o un accessorio hanno una vita che continua in ogni caso fuori dalla sfilata e poi dalla boutique dove saranno ben sistemati in vetrina. La fasi di questa vita sono 3: trasferimento, vendita e utilizzo.

Il trasferimento. Terminata la filata, l’abito – o meglio le decine o centinaia di repliche di quell’abito – devono entrare nei punti vendita che le richiedono: i punti vendita possono essere di proprietà della maison o di privati. Gucci di proprietà ne ha molte e sparse in tutto il mondo, quindi la prima fase viene comunque superata. I pezzi disegnati da Alessando Michele saranno certamente presenti nei negozi.

Gucci Soho, New York

La vendita. Quanto vende quel capo o quell’accessorio? Nessuno lo saprà mai, è un segreto aziendale a cui hanno accesso solo alcuni dei diretti dipendenti.

L’utilizzo. E qui viene la parte più divertente. Chi acquista un pezzo con il logo Gucci non lo acquista perchè ha freddo o deve camminarci. Si tratta di un acquisto iconico, un gesto di show off che appaga  la vanità prima che la necessità.

Cosi’ per la strada di Gucci originali, di falsi Gucci, di storpiature volute ed esibite del logo di Gucci se ne vedono di ogni genere. Raggiungibili ad ogni livello di prezzo e in ogni luogo: dalla bancarella del senegalese del mercato dietro l’angolo alla superboutique di proprietà del marchio a Shanghai, Londra o New York.

L’effetto finale giudicatelo voi. Di sicuro al momento l’operazione commerciale continua a tirare

 

 

 

 

Aldo Premoli

Aldo Premoli

Nato a Milano, vive tra Catania, Cernobbio, New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati del settore abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e Associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune ha fondato, con Caserta e Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.

Direttore responsabile Aldo Premoli – Direttore editoriale Pierluigi Di Rosa - Edito da: Editori Indipendenti S.r.l. via Firenze, 20 – 95128 Catania