La condizione umana. A Palermo

La condizione umana. A Palermo

“Su una sedia come questa veniva fatto sedere il paziente all’entrata dll’ospedale. Gli si chiedeva  di scrivere il  popio nome suulla lavagnetta. Da quel momento aveva perso ogni diritto e da li’ in poi la sua discesa all’inferno era certa” così la curatice Helga Marsala mi ha introdotto La condizione Umana, la vasta mostra ora disposta all’ultimo piano di Palazzo Ajutamicristo a Palermo.

E un fortissimo disagio non mi  ha più abbandonao. Non è possibile non sentrisi  sconfortati di fronte all’asfissiante dolore inflitto per secoli ai cosidetti “malati di mente”

Il 13 maggio del 1978 il Parlamento italiano approvava la Legge n. 180, ribattezzata col nome dell’uomo che ne aveva ispirato i principi, conducendo inizialmente irriso dagli illustri colleghi e sempre poco compreso dal “popolo” una strenua battaglia per la chiusura dei manicomi. Franco Basaglia (1924-1980), psichiatra, neurologo, saggista, direttore degli ospedali di Gorizia, Colorno, Trieste per 10 anni aveva saputo alimentare un dibattito pubblico acceso sulle dinamiche sociali di individuazione e cura del “malato di mente”.

In “Crimini di pace” Basaglia nel 1975 scrive:

“Io ho detto che non so che cosa sia la follia. Può essere tutto o niente. È una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere, perché fa diventare razionale l’irrazionale. Quando qualcuno è folle ed entra in un manicomio, smette di essere folle per trasformarsi in malato. Diventa razionale in quanto malato. Il problema è come sciogliere questo nodo, superare la follia istituzionale e riconoscere la follia là dove essa ha origine, come dire, nella vita”.

Basaglia non esitò a di lanciare un S.O.S anche agli artisti:  bisognava entrare nei manicomi e ritrarne la realtà, svelando l’indicibile contenuto tra quelle mura. Per questa mostra sono state rintracciate esperienze, storie, visioni, installazioni, immagini pittoriche, fotografie e film

A Palazzo Ajutamicristo un ampio focus è dedicato a un nucleo di fotografie passate alla storia come fondamentale contributo all’antipsichiatria. Nel maggio del 1969 Einaudi dava alle stampe il libro fotografico “Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin”. Il reportage fotografico realizzato in diversi Ospedali psichiatrici immortala volti, spazi, pieni e vuoti di un quotidiano intitolato alla solitudine e alla perdita di identità.

Negli anni precedenti alla chiusura dei manicomi furono diversi gli artisti e i reporter che trovarono il modo di accedervi. Tra questi Luciano D’Alessandro, Uliano Lucas ed Enzo Umbaca. Del periodo che segue l’approvazione della Legge 180, sono gli scatti colmi di candore realizzati negli anni Ottanta da Letizia Battaglia (e Franco Zecchin e Stefano Graziani 

Non è questa tuttavia ina mostra esclusivamente fotografica,ci sono lavori del pittor palermitano Bruno Caruso,  il ready made di Christian Fogarolli  che nell’archivio/museo della Vignecella di Palermo recupera e riattiva, attraverso una visionaria contaminazione video, un impressionante plastico dell’ex cittadella psichiatrica palermitana

Una sezione della mostra è dedicata ai video. Tra gli altri è possibile vedere l’inchiesta del 1969 di Sergio Zavoli il primo a portre le telecamere della RAi all’inreno di un Ospedale psichiatrico ma anche  il lungometraggio Matti da slegare diretto da Bellocchio

Bellocchio e Zavoli, Berengo Gardin, Lucas e gli alti citati qui sono solo alcuni dei molti intellettuali che si prodigarono in ogni modo e forma per aiutare Basaglia. Erano motivati esclusivamente da un’adesione ideale alla sua filosofia. Il lascito forse più positivo della filosofi di Franco Battaglia resta  la critica e lo scardinamento dei concetti di normalità e malattia che sta alla base della sua antipsichiatria

La condizione Umana. Palazzo Ajutamicristo, Via Garibaldi 41, Palermo. Fino al 31 marzo, tutti i giorni (inclusi festivi e domeniche) dalle 9 alle 13.30 e il martedi dalle 9 alle 18.30.

Aldo Premoli

Aldo Premoli

Nato a Milano, vive tra Catania, Cernobbio e gli Usa, dove lavorano i suoi figli. A partire dal 1989 ha diretto periodici specializzati del settore abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. o in quello dell’arte conpemporanea come “Tar magazine”. Blogger di Huffington Post Italia e Artribune è co-fondatore dell’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e del Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.

Direttore responsabile Aldo Premoli – Direttore editoriale Pierluigi Di Rosa - Edito da: Editori Indipendenti S.r.l. via Firenze, 20 – 95128 Catania