NEO VERNACOLARE? Un bluff…

NEO VERNACOLARE? Un bluff…
 In principio furono le architetture rurali a essere svuotate da e del loro interno, dalle radici agricole, così da sostituirlo con un più confortevole arredamento.

Così, allo stesso modo di come ‘le interiora dei trulli’ sono state sostituite perché ritenute scomode e indecorose dai benpensanti (come la polpa di frutta e verdura è divenuta sempre più insulsa privilegiandone l’estetica al sapore), allo stesso modo, con il moltiplicarsi dei  festival di street food, abbiamo assistito a un ennesimo fenomeno di sostituzione del contenuto e di appropriazione della forma esterna ancora una volta acquisita dal ‘capitale’.

A Bari si sono susseguite innumerevoli ordinanze contro tutti i venditori ambulanti abusivi – retaggio del Sud più arcaico.

Stessa cosa per i tre ruote che vendevano cibo e bevande: a Firenze c’era quello del Pierpa’; i suoi lampredotto e trippa sono fra i più buoni della città. Li prepara ancora, ma ‘l’apino’, da un anno all’altro, è divenuto illegale, così ha dovuto sostituirlo con un anonimo casotto.

Fu proprio il Pierpa’ a farmi notare ciò: “... a noi hanno fatto togliere l’apino e ora ho visto che Milano è piena di tre ruote che vendono cibo…”. Le dichiarazioni di un assessore, durante un festival di street food: “… Spero che i baresi possano così imparare a preparare il cibo da strada con decoro”. Indecorose le parole di quest’assessore che non riusciva a comprendere le genealogie dietro tali cambiamenti.
Seguendo l’espandersi dei cerchi concentrici: la località pugliese più frequentata dall’altissima borghesia di mezzo mondo, dal Piemonte a Hollywood, è Borgo Egnazia. Un ‘paesino pugliese finto’, edificato dal nulla emulando gli stilemi del caso. Come tutti i vari ‘outlet della domenica’ sorti sul territorio italiano negli ultimi vent’anni.

L’operazione effettuata è sempre la stessa: si toglie la polpa e si mantiene (in questo caso si ricrea pari pari) solo l’esterno. Ma allora che senso ha leggere frasi come “Tutelate l’Italia più autentica”, rivolteci spesso dai tour operator internazionali? Ma cos’è questa ‘Italia autentica’?, seppur mai riuscissimo a confinarla in una solida etichetta. “…Tu però forse non sai che la zona dei trulli ad Alberobello è stata dichiarata monumentale. […] Ma io, ad Alberobello […] di veramente monumentale non ci ho trovato che la laboriosità dei contadini e degli agricoltori”.

Così Tommaso Fiore già negli Anni Venti del Novecento scriveva della Puglia a Gobetti.

Probabilmente oggi l’Italia più autentica risiede in tutte quelle espressioni che si tende a tenere nascoste: la vergognosa situazione del caporalato in Capitanata, la Taranto (ancora) dei vicoli vista siderurgico, ma anche le vecchie osterie frequentate dai camionisti in tutta Italia o quelle poche rimaste in fondo a viale Monza e al Giambellino.

 

Questo testo è il sunto dell’articolo di Fabrizio Bellomo apparso il 19 febbario in Artribun, Tutte le immagini courtesy Bellomo www.artribune.com

 

Direttore responsabile Aldo Premoli – Direttore editoriale Pierluigi Di Rosa - Edito da: Editori Indipendenti S.r.l. via Firenze, 20 – 95128 Catania