Radical Chic. A qualcuno piace così

Radical Chic. A qualcuno piace così

Un piccolo esperimento di solidarietà  è arrivato in rete a metà luglio, con un sito e una pagina Facebook. Magliette, ancora una volta. Disegnate con spirito pungente per sfottere i nemici dei “finti buonisti”, come li chiamano alcuni (qualunque cosa significhi).

La campagna l’ha messa su in modalità ‘do it yourself’  Umberto Mastropietro, da 25 anni emigrato in Germania, residente a Potsdam, con un lavoro di amministratore delegato presso una grossa società di software che fornisce studi legali.

Per “Radical Chic” – questo il nome del progetto – ha fatto tutto da solo. Grazie alla passione per la grafica, s’è inventato logo, immagini, scritte, ha prodotto foto e look-book, e ha fatto stampare diverse serie di t-shirt, poi vendute tramite uno shop on line.

Su Facebook, in pochi giorni, il riscontro è stato significativo.

Seguo la politica italiana, da qualche anno con sempre più preoccupazione”, ci racconta.Sono del parere che il populismo non si combatta solo con la discussione, ma soprattutto con l’esempio. La demagogia tende a occupare il territorio e a non lasciare spazi. Io voglio rioccupare questi spazi. Piantare tante bandierine che poi sarebbero le mie magliette”.

Tra attivismo e merchandising, sulla scorta di motivazioni forti. “Non volevo però guadagnarci sopra”, aggiunge, “mi sembrava ipocrita. Il produttore (la ditta Spreadshirt) ti “costringe” a prendere il 20% delle vendite come commissione. Allora ho pensato di darlo in beneficienza a Emergency, che oggi  si trova nell’occhio del ciclone”.

www.radical-chic.clothing

 

Questo testo è un sunto dell’articolo di Helga Marsala apparso in Artibune il 24.07.2018

Essere o non essere radical chic. L‘ossessione impazza sul web

 

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