A Sanremo. “Stiamo tutti bene”. Il commento di Matteo Iannitti

Matteo Iannitit ha 29 anni e a Catania è un influencer. E’ attivissimo sui social anche se non si occupa di moda o design ma di politica e sociale. Forse a lui la parola influencer non piacerebbe, ma nei fatti Iannitti è anche questo. In un post dello scorso 7 febbraio ha incoronato come vincitrice morale del festival di  Sanremo Stiamo tutti bene, la canzone presentata da Mirkoilcane che il giorno dopo infatti ha vinto il Premio della Critica. Iannitti (e questa canzone) ci ha stupiti. Ecco dunque il suo commento a un testo che è tutto tranne che futile come ci si aspetterebbe da un brano presentato al Festival-

“Ancora è presto e il momento degli gli ospiti importanti non è ancora venuto, ma sul palco dell’Ariston sale Mirkoeilcane: misterioso nome d’arte di Mirko Mancini, 31 anni, romano della Garbatella, cantante in gara, sezione giovani.

Sembra il miglior Cristicchi, è delicato e poetico. Alza una mano in aria: “Ciao, ho sette anni, sette e mezzo per la precisione”. E inizia, raccontata dolce dolce tra le note, la storia di un bambino che sa correre veloce, a cui piace giocare a pallone. Il bambino si chiama Mario come un qualunque bimbo anche se lui non è italiano.

Continua il racconto e, colpo di scena, Mario insieme a sua madre si trova su uno dei gommoni sgangherati che dalla Libia tentano di arrivare in Italia: è lì “per raggiungere papà”. Stanno tutti stretti, stretti sul gommone, insieme con la sete, la morte, la fame, l’odore di benzina… ma per Mario si tratta di un viaggio, una vacanza: così gli è stato detto. Sua madre tenta di sorridere per rassicurarlo: arriveranno presto.

Torna subito alla mente La vita è bella il film di Roberto Benigni con  il piccolo Giosuè che sfida a nascondino il padre, perché nascondersi dai nazisti è un gioco: lo si fa per vincere un carrarmato più che per salvarsi la vita.

Stiamo tutti bene continua a ripetere il ritornello della canzone, rassicurando il piccolo Mario, mentre le onde non danno tregua e la speranza non si esaurisce.

In quattro minuti si completa uno dei più inusuali racconti del dramma comntemporaneo dell’emigrazione: visto con gli occhi di un bambino, che come tutti i bambini vorrebbe soltanto tornare a giocare.

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