Il Festival Sabir. A Palermo

Il Festival Sabir. A Palermo

Se c’è qualcuno  pensa che ci stiamo interessando alla vicenda per ragioni personali…  ha proprio azzeccato !

Si perché per il Festival Sabir di Palermo, il direttore di Sudstyle Aldo Premoli ho collaborato con Francesco Bellina alla esposizione delle sue magnifiche foto realizzate in Niger sulla rotta degli smuggler africani.

Ma di questa mostra e dei suoi contenuti racconterà lui stesso prossimamente. Qui riportiamo invece una sintesi del lungo e documentato articolo che l’ottima Helga Marsala ha pubblicato ieri sulla rivista Artribune a proposito di una maldestra incursione della Lega da qualche tempo impegnatissima a reprimere qualsiasi dissenso. Come racconta ha fatto Helga non lo avremmo saputo fare noi e quindi…

Che la Lega di Matteo Salvini possa non avere in simpatia un festival dichiaratamente cosmopolita, antirazzista e multietnico come “Sabir”, è scontato. C’è tutto già nel nome, preso a prestito da un antico idioma parlato nei porti del Mediterraneo tra l’epoca delle Crociate e il XIX secolo. Più precisamente un pidgin, slang derivato dalla mescolanza di lingue di popoli differenti, incrociatisi a seguito di migrazioni, colonizzazioni, relazioni commerciali. Il ‘Sabir’ era il dialetto dei porti, delle genti meticce, del Mare Nostrum e delle sue floride terre, dei crossing culturali e delle molte intrepide rotte.
Sottotitolo: “Festival diffuso delle culture mediterranee”. La prima edizione nel 2014 a Lampedusa, poi l’anno dopo a Pozzallo, quindi a Siracusa e adesso a Palermo, dove è atteso tra l’11 e 14 ottobre nell’ambito degli eventi per Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018.

In programma laboratori, conferenze, mostre, concerti e spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche, incontri internazionali. Dai “Corpi migranti” di Max Hirzel, che affronta con la fotografia il tema durissimo della gestione dei corpi di migranti deceduti, tra autopsie, sepolture, procedure di identificazione, fino ai reportage di Grazia Bucca, che si trovò a bordo della nave Aquarius nell’inverno del 2017, a immortalare le operazioni di salvataggio condotte con SOS Mediterranée e Medici Senza Frontiere; dal dibattito sul lavoro di badanti e braccianti stranieri, come occasione di sviluppo e non di sfruttamento, a quello su “Città e Porti aperti tra Europa e Africa”; dal workshop di formazione sul ricongiungimento familiare per i rifugiati, agli scatti del reporter Francesco Bellina, infiltratosi ad Agadez, in Niger, insieme al giornalista Giacomo Zandonini, lungo le rotte dei migranti dell’Africa subsahariana; dalla tavola rotonda sulla situazione del Sudan nel contesto del Corno d’Africa, a un focus sui tanti luoghi comuni che scandiscono la discussione pubblica sulle migrazioni; dal workshop con Letizia Battaglia, maestra di una fotografia del realismo e dell’impegno civile, alla mostra “Colours of a Journey”, che raccoglie disegni e dipinti realizzati da piccoli migranti giunti in Europa.

Insomma, nulla che possa incontrare l’assenso di leghisti, sovranisti, frequentatori di ruspe, di muri e di frontiere (chiuse). Ed è naturale che, nel corso di discussioni e riflessioni, l’impianto ideologico di quella parte politica e le relative strategie di propaganda incontrino critiche, visioni alternative. Tutto assolutamente legittimo.

Da un lato l’establishment populista, col mito del nazionalismo e il vizio del sospetto, dall’altro un fronte progressista che oppone le sue forme di resistenza culturale.

Ma per la Lega no, non c’è nulla di normale. Questo continuo stigmatizzare le attuali politiche securitarie basate sulla chiusura e sul respingimento, è evidentemente una faccenda scomoda. Inaccettabile.

Anche nel caso di un semplice festival di nicchia. La cultura, quando è voce libera, fa paura: unica nota consolatoria.

L’allarme arriva direttamente da Roma. I due deputati bergamaschi del Carroccio, Simona Pergreffi e Daniele Belotti, hanno presentato un’interrogazione alla Commissione di Vigilanza Rai, denunciando la mancata imparzialità del festival e accusandolo di azioni antigovernative, in polemica aperta con i vertici delle Istituzioni e con gli elettori delle maggiori forze politiche del Paese. Metterci il logo della Rai? Manco per niente!

A essere definiti “regressivi”, i due leghisti, non ci stanno. Ma soprattutto non accettano che la televisione di Stato offra il suo patrocinio alla manifestazione promossa da Arci e sostenuta da una lunga lista di organizzazioni e realtà istituzionali: dal Comune di Palermo – che col Sindaco Leoluca Orlando ha fatto del multiculturalismo una vera e propria carta d’identità politica – a Caritas, Acli e CGIL, fino a UCCA, UNAR e European Civic Forum.

La Rai aveva regolarmente aderito. Ma la questione è per l’appunto finita tra aule e commissioni parlamentari, poiché un evento “in cui si analizzano forme per denunciare i vertici del Governo italiano legittimamente eletto, promuovere strumenti di contrasto alle sue politiche sugli hot spot, definire razzisti e populisti milioni di elettori che in Europa sostengono determinate forze politiche” va per forza osteggiato.

Prove tecniche di regime o ingenuità da quattro soldi? Certo, aver piazzato un personaggio come Marcello Foa alla presidenza della Rai non fa ben sperare. Sovranista doc, complottista, simpatizzante antivax con idiosincrasie manifeste per ‘Bigpharma’ ed élite finanziarie, avvezzo a condividere improbabili fake sulle sue pagine social, incluse quelle a sfondo razzista, il neo presidente non è figura che rassicura nel mezzo di contese surreali come quella esplosa intorno al Festival Sabir.

Dall’11 al 14 ottobre. Nella sede dei Cantieri culturali alla Zisa di Palermo.

Per tutte le informazioni aggiuntive si può consultare il sito: www.festivalsabir.it

Per leggre l’intero articolo di Helga Marsala

Palermo e i suoi festival. La tentata censura della Lega e la bocciatura del Ministero 

 

 

Direttore responsabile Aldo Premoli – Direttore editoriale Pierluigi Di Rosa - Edito da: Editori Indipendenti S.r.l. via Firenze, 20 – 95128 Catania