Il 27 e 28 giugno riparte il Festival delle Orestiadi con un’anteprima letteraria e sonora nei diversi luoghi d’arte della città di Gibellina, realizzata per anticipare il programma che poi guiderà con 18 spettacoli, 4 mostre e 5 presentazioni di libri, al Baglio Di Stefano e al Cretto d Burri, fino al 3 agosto, per festeggiare il grande riconoscimento ottenuto dalla città di Gibellina che nel 2026 sarà la prima Capitale dell’arte contemporanea italiana.
Qui di seguito il programma che sta per essere annunciato:
Venerdì 27 giugno 2025 alle ore 12,00 presso il Museo delle Trame mediterranee al Baglio Di Srefano sarà presentata la nuova opera “Ludovico in bianco” che Emilio Isgrò ha immaginato per Gibellina, opera che la Fondazione accoglie con profonda gratitudine e che conferma lo straordinario sodalizio tra Ludovico Corrao e il Maestro Isgrò che ha dato vita alle Orestiadi.
Sabato 28 giugno dal tramonto a notte fonda va in scena La notte del Contemporaneo - Gibellina città Teatro.
Le opere d’arte urbana, che raccontano la storia della città, vivranno in un percorso originale fatto di performances inedite tra arte, musica e teatro. Il Sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes, il Palazzo di Lorenzo di Francesco Venezia, l’Anfiteatro della Chiesa Madre di Ludovico Quaroni, la Città di Tebe e la Porta verso il Cremlino di Pietro Consagra, prenderanno nuova vita grazie ai suoni delle Piazze elaborati da Angelo Sicurella, dalle note di Morricone nell’originale omaggio di Ferruccio Spinetti e Giovanni Ceccarelli, di Lucio Dalla nella personale reinterpretazione di Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Mangalavite, di Alexander Balanescu, dell’originalissimo N.A.I.P con un percorso sonoro ispirato all’immaginario filmico di David Lynch.
Ad Arnaldo Pomodoro, la Fondazione non può non dedicargli un sentito ricordo proprio in occasione dell’avvio di questa 44° edizione del Festival: il Maestro Pomodoro è stato un amico delle Orestiadi, un artista che ha inciso con forza il suo segno nella storia dell’identità di Gibellina, del Festival e della Fondazione.
Nel 1983, Pomodoro su invito di Emilio Isgrò realizzò le spettacolari macchine sceniche per l’Orestea, andata in scena tra i ruderi della città distrutta. Da quella visione nacque anche il Carro di Oreste, una delle sue opere più emblematiche, simbolo di rinascita e di un Mediterraneo abitato dai segni della memoria.
Il logo della Fondazione Orestiadi nasce proprio da una delle ruote di quel carro: una ruota che continua a girare, trasportando con sé un alfabeto immaginario fatto di storia, arte e visioni future.
Nella foto Feruccio Spinetti












