Ma davvero le morti sul lavoro sono “un dramma nazionale che unisce tutti i cittadini”?
Non è questo il senso di questa rappresentazione per cui invece si tratta di "una tragedia secolare che ci divide: per condizioni, per sensibilità, per valori".
In scena succede questo:
Una donna si presenta al pubblico; è la moglie di un uomo vittima di un incidente sul lavoro, morto da poche ore.
Parla, domanda e risponde ad un immaginario uditorio; emerge così il rapporto con il suo uomo, il dolore per la perdita, il licenziamento annunciato per il giorno successivo a quello in cui lui ha trovato la morte.
La gente che le sta intorno le chiede di partecipare alle trasmissioni televisive che tratteranno dell’ennesima tragedia sul lavoro: lei rifiuta: non vuole che il suo dolore privato diventi pubblico spettacolo; ma soprattutto non vuole partecipare della funzione normalizzante e compassionevole assunta dai media in queste occasioni.
Compressa dal dolore, la donna mantiene la lucida autonomia del giudizio: il suo linguaggio non è falsamente mimetico, non è quello che vorrebbe metterle in bocca chi ritiene i subordinati per classe incapaci di rendere immagini e pensieri in parole; e non è il linguaggio concettuale di intellettuali rabbonenti; è parola spezzata, graduale consapevolezza linguistica che avanza in parallelo alla consapevolezza di sé acquisita attraverso un trauma insanabile.
A precedere la pièce, un uomo ripete ostinatamente le stesse battute: sono le parole che il padre di uno degli operai morti nel rogo della Thyssen Krupp ripeteva mostrando la fotografia del figlio. Quelle poche parole sono segni definitivi di rabbia, di dolore e di accusa.
Entro i limiti della media europea. Oratorio in nero per le morti bianche (così le chiamano)_scritto e diretto da Nino romeo con Graziana maniscalco e Nino romeo_c.t.s. centro teatrale siciliano aps_ Piazza dei martiri 8 - 95131 catania direzione@centroteatralesiciliano.it postmaster@pec.centroteatralesiciliano.it
Nella foto il regista e interprete Nino Romeo











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