Il ritrovamento ha coinvolto studiosi dell'Università Statale di Milano, dell'Archivio Diocesano e del Museo San Rocco di Trapani.
Si tratta di una pergamena di pelle di pecora "riciclata" come copertina di un 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚𝐥𝐢 della prima metà del XVI secolo.
La pergamena si caratterizza per l'utilizzo dei 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐜𝐮𝐟𝐢𝐜𝐢, lo stile grafico che prende il nome dalla città di Kufa, dove sarebbe avvenuta, a partire da VII secolo d.C., la sua fase di elaborazione.
La traduzione effettuata da Mandalà si riferisce all'importanza delle 𝗔𝗽𝗶. Il riferimento alle api deriva dal versetto 68:
"𝘌 𝘪𝘭 𝘵𝘶𝘰 𝘚𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘦 𝘪𝘴𝘱𝘪𝘳ò 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘢𝘱𝘪: 𝘥𝘪𝘮𝘰𝘳𝘢𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘮𝘰𝘯𝘵𝘢𝘨𝘯𝘦, 𝘯𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘣𝘦𝘳𝘪 𝘦 𝘯𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘦𝘥𝘪𝘧𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘰𝘮𝘪𝘯𝘪". E nel versetto successivo: "(…) 𝘚𝘤𝘢𝘵𝘶𝘳𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘥𝘢𝘪 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘷𝘦𝘯𝘵𝘳𝘪 𝘶𝘯 𝘭𝘪𝘲𝘶𝘪𝘥𝘰 𝘥𝘢𝘪 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘭𝘰𝘳𝘪, 𝘪𝘯 𝘤𝘶𝘪 𝘤'è 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘪𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘰𝘮𝘪𝘯𝘪".
Secondo il Corano, Allah ispirò il comportamento dei diversi animali, oltre a quello degli esseri umani.
Quanto al miele, i vari colori sono determinati dai fiori da cui le api prelevano il polline, la sura quindi ne riconosce il potere curativo.
La dominazione araba in Sicilia iniziò nell'anno 827 e terminò nel 1061, con la conquista normanna di Palermo.
I cristiani dell'isola venivano riconosciuti come 𝙙𝙝𝙞𝙢𝙢𝙞, cioè liberi di praticare la loro religione, di risiedere dove volevano e di scegliere i mestieri, anche se erano obbligati a pagare una tassa più alta rispetto a quella dei musulmani.
Anche gli Ebrei erano considerati dhimmi e liberi di professare.
Tutto ciò deve avere contato quando al potere salì il cristiano Federico II. Nella sua Costituzione del Regno di Sicilia del 1231 è scritto:
"𝘈 𝘌𝘣𝘳𝘦𝘪 𝘦 𝘚𝘢𝘳𝘢𝘤𝘦𝘯𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘥𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘭𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘦𝘴𝘪𝘮𝘦 𝘨𝘢𝘳𝘢𝘯𝘻𝘪𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩é 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯𝘯𝘰𝘤𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘷𝘦𝘯𝘨𝘢𝘯𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘴𝘰𝘭𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩é 𝘦𝘣𝘳𝘦𝘪 𝘰 𝘮𝘶𝘴𝘶𝘭𝘮𝘢𝘯𝘪"
Nella foto qui sotto un frammento del Corano risalente al IX secolo d.C.












