Era la notte del 3 ottobre 2013 quando, a poca distanza dalla costa, la vita 368 persone che cercavano di raggiungere l'Europa fu inghiottita nel mare.
Uno dei focus delle giornate organizzate dal Comitato 3 ottobre sarà dedicato al tema dell'identificazione delle vittime.
Di questo come di tutti i naufragi.
Così si legge nella locandina di presentazione dell'evento:
"Il Mediterraneo, trasformato in un cimitero invisibile, è il luogo in cui si interrompono storie e legami.
L’identificazione delle vittime diventa quindi un atto politico ed etico, necessario per restituire dignità alle persone migranti"
Per cambiare rotta, il Comitato ha lanciato una petizione al
Parlamento europeo.
La richiesta che viene fatta alle istituzioni di Strasburgo è di istituire una banca dati europea per l'identificazione delle vittime dell'immigrazione.
Un gesto di umanità in una situazione che di umano sembra avere sempre meno.
Un'ultima notazione: al 24 settembre 2025, data dell'ultimo incidente registrato, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) sono1.293 i migranti che hanno perso la vita o risultano dispersi nel Mediterraneo. Se si considera anche la rotta Atlantica che dall’Africa Occidentale porta alle isole Canarie spagnole (percorso migratorio intrapreso dai migranti in maniera sempre più consistente negli ultimi anni) dall’inizio dell’anno sono 1.646 i migranti morti o dispersi nel tentativo di raggiungere l’Europa mediterranea.
Qui sotto la porta di Mimmo Paladino a Lampedusa












