
Qualche giorno fa, percorrendo la statale 189 sicula (“scorrimento veloce Agrigento Palermo”), dopo aver superato Lercara Friddi (città di origine della famiglia Sinatra, quella da cui nasce Frank), nel tratto detto ‘Manganaro’, a valle del castello normanno di Vicari, il mio sguardo al volante, veloce nello scorrimento, si è imbattuto, come un colpo d’ali sul parabrezza, nella scritta “QUESTO VEICOLO TRASPORTA UNA FORMÍCA", che giganteggiava a chiare lettere rosse sul fondo giallo di un grosso camion telonato posteggiato in un’area di sosta, dall’altra parte della corsìa, come un dinosauro al sole fermo ad un autogrill.
Un “colpo d’ali” fulmineo ma abbastanza nitido da imprimere nella mia rètina il necessario ragguaglio epigrafico: le cancellature nere smussate di Emilio Isgrò.
Qualche ora dopo, al mio ritorno, sulla corsia opposta, il dinosauro giallo era ancora lì e mi sono fermato per fare qualche fotografia da mandare ad Emilio per chiedergli: -Tutto bene? -Ti è per caso scappata la parola?
Cosa ci fa questo frammento gigantesco di cancellatura spaesata, fuori da tutte le rotte segnate degli eventi a noi noti? Che ci fanno quelle parole cancellate, scappate da qualche museo o da qualche rito artistico, a godersi finalmente il loro momento di libertà, senza guinzaglio, fuori dai recinti domestici e lustri dell’arte contemporanea, a godersi finalmente un po di vita vera e di avventura per le strade del mondo reale?
A pochi passi del telonato, fermo su una luminosa pozzanghera, una coppia di grossi cani, da un recinto, cominciò ad abbaiare contrariata dalla mia intrusione. Forse anche in certi musei una simile guardianìa non sarebbe male.
Questo veicolo, inaspettatamente lì, in quel momento, colto all’istante, è apoteosi oscena (letteralmente “fuori dalla scena”) dell’opera dell’artista; è decontestualizzazione maestra di ogni tensione poetica, che fa della parola ‘poesia rivelata’ e della visione ‘parola negata’; ma anche occasione ‘smart’ da cogliere al volo, traslazione, di un'azione creativa all'origine voluta dall'Artista per la mostra "L’Opera delle formiche" (Scicli, 2025), da cui questo veicolo trae origine, oramai destituito dalle sue motivazioni contingenti, senza più uno scopo, ma che si compie ora e continuerà a 'veicolarsi' ancora non si sa dove, non si sa quando, non si sa con quali dinamiche e tabelle.
La sostanza ironica e paradossale qui non manca, fin dall’avviso, sia per chi sa riconoscerne l’origine semantica e sia per chi (nulla sapendo di Isgrò e delle sue invenzioni) è libero di immaginare già “il prodotto” nella fortunata e invisibile "formìca" oggetto di tutte queste sproporzionate cure. L’opera c’è nonostante se stessa (sopravvive a se stessa); l’artista, come un creativo di una campagna pubblicitaria del non sense, agisce dietro le quinte a godersi lo spettacolo, e può anche non esserci: non serve più, anzi in questo caso l’opera lo supera e lo scarta.
In conclusone: “Questo veicolo trasporta una formìca” (con il suo corrispettivo in inglese) evoca prepotentemente quell’aforisma di Léon Bloy sul micro e sul macro: «Il paradosso è un telescopio per gli astri e un microscopio per gli insetti".
Chi è Emilio Isgrò qui https://www.emilioisgro.info












