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La figura gentile della Nina Siciliana

2026-03-08 09:10

Redazione

Ultime News, apertura, Culture,

La figura gentile della Nina Siciliana

Donna e poetessa trobadorica nel XIII secolo

Riceviamo e volenieri pubblichiamo nella giornata della donna questo omaggio dell'Accademia della lingua Siciliana:

 

"La figura della Nina Siciliana – conosciuta anche come Nina da Messina o “Monna Nina” – resta una delle più affascinanti e misteriose della poesia medievale.

Di questa autrice in lingua siciliana, attiva alla fine del XIII secolo, non conosciamo nÊ il nome completo nÊ il cognome, e neppure il luogo di nascita.  

Sulla reale esistenza della Nina Siciliana gli studiosi si sono divisi per secoli.

 

I dubbi sulla storicità di Nina non derivano soltanto dalla scarsità di dati documentari, ma probabilmente anche dalla difficoltà, per alcuni studiosi del passato, di accettare che una donna potesse, in un’epoca di diffuso analfabetismo femminile, passare da oggetto a soggetto della poesia”.

Eppure, pochi decenni prima, nel sud della Francia, un gruppo di circa venti poetesse – le trobairitz – aveva cantato con successo la fin’amors al femminile.

 

La loro esistenza è oggi accertata senza margini di dubbio.

 

Non è difficile notare una certa affinità tra l’unico componimento giunto fino a noi di una trobairitz, Alamanda de Castelnau, e la produzione attribuita a Nina Siciliana.

 

Se Nina è realmente vissuta, è plausibile che conoscesse i testi delle sue colleghe provenzali, che – come quelli dei trovatori – circolavano nelle corti e negli ambienti colti della Sicilia del XIII secolo.

 

Inoltre, fino al 1930, nella chiesa palermitana di San Domenico – il Pantheon dei siciliani illustri – un monumento la celebrava con i versi di Agostino Gallo, che la definiva “ornamento del siculo Parnaso” e “astro d’amor nel ciel sicano”, ricordando come la sua fama avesse acceso l’interesse del poeta toscano Dante da Maiano.


La sua importanza nella storia letteraria è notevole: sarebbe la prima donna, di cui si abbia notizia, a poetare in volgare nel territorio che oggi fa parte dello Stato italiano.

 

Di lei possediamo un sonetto conservato nella raccolta "Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani", stampata dai Giunti nel 1527 e nota come “Giuntina di Rime Antiche”, che contiene anche i componimenti del suo Dante da Maiano." 

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