Fo è stato uno dei primi artisti a portare la sua arte tra gli sfollati del terremoto, recitando il suo Mistero Buffo nelle baracche nel 1968.
Gibellina ne celebra il centenario della nascita con un progetto declinato negli spazi del Baglio Di Stefano.
L’omaggio aprirà ufficialmente il Festival al Baglio Di Stefano (3 luglio – ore 21.00) con “Francesco lu Santo Jullare”.
Il testo-culto di Dario Fo, che sarà interpretato da Ugo Dighero, uno tra gli attori che più di tutti ha portato avanti in questi anni la storia e il particolare linguaggio del premio Nobel.
Lavorando su leggende popolari, testi canonici del Trecento e documenti emersi negli ultimi anni, Fo costruisce una narrazione potente, giocosa e certamente non agiografica del “Giullare di Dio “, come Francesco amava definirsi all’epoca, proprio negli anni in cui i “joculatores” erano perseguitati e banditi, per editto dell’imperatore, in quanto osceni e volgari buffoni.
Ma il racconto di Fo è anche spiritualità e mito, favola e satira, e disegna un Francesco uomo che si spoglia di ogni ricchezza per avvicinarsi ai diseredati, rifiutando ogni privilegio o ipocrisia, per predicare a uomini, lupi o uccelli un messaggio di fraternità e pace, per comporre e mettere in musica il suo “Cantico delle Creature”.
Seguendo la lezione di Fo, lo spettacolo si muoverà così su due percorsi paralleli, ripercorrendo la realtà storica del viaggio di Francesco nel mondo cristiano e contemporaneamente raccontando la rivoluzione riformatrice, ricca anche di ostacoli e tradimenti, che il compianto Papa Francesco ha avviato nella Chiesa del nostro tempo, spesso non molto francescana
Il 4 luglio (ore 21.00) sarà invece il turno do “Libere” (prima nazionale), una produzione inedita per Gibellina, tratta dai monologhi scritti da Fo con e per Franca Rame in questo caso eseguiti da con Silvia Ajelli, Gaia Insenga e Eletta Del Castillo con le musiche originali eseguite da Giulia Mei.
Spiega Silvia Aielli:
Si tratta di tre storie sulla condizione della femminile , due comiche - Una donna sola e La mamma fricchettona - e una drammatica – La Medea -, scritte negli anni Settanta in appoggio alle lotte del movimento femminista, e se alcune istanze oggi fortunatamente sono state superate, altre invece sono ancora attuali e vale la pena metterle in luce oggi. Abbiamo voluto combinare queste storie di ieri con le canzoni di Giulia Mei, che con le sue storie ci apre lo sguardo sulle istanze femminili di oggi"
Il 5 luglio (ore 19.30) sarà la volta del “Lazzaro Affabulato” di Marco Baliani, un laboratorio narrativo intorno all’affabulazione di Dario Fo.
Così lo introduce Baliani:
“È un omaggio a quel grande affabulatore di storie che è Dario Fo. Non ho detto “è stato” ma “è”. Coloro che in ogni linguaggio d’arte lasciano un segno indelebile del loro passaggio, poi, nello scorrere del tempo, non passano mai, restano interi e integri, viventi, ogniqualvolta li pensiamo, li indaghiamo o ne vediamo l’esito attraverso le opere. Vorrei trasformare uno dei suoi più celebri pezzi tratti dal mitico Mistero Buffo in un percorso di conoscenza dell’arte del narrare. Dedicando a lui questo percorso di esplorazione della parola propongo a coloro che parteciperanno al laboratorio l’esperienza dell’oralità narrante. Prenderemo come nostro riferimento il frammento del Mistero Buffo in cui Fo racconta (ma nel suo modo di raccontare la parola “affabulazione” risuona con più nitidezza) l’episodio della resurrezione di Lazzaro. Ho scelto la figura di Lazzaro perché in qualche modo è metafora della stessa arte del racconto, le parole del narratore fanno ogni volta risorgere immagini dal mondo dell’invisibile facendole divenire matericamente vive agli ascoltatori”.
Nelle foto qui sotto.Ugo Dighero e Silvia Aielli













