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Tolkien al Palazzo della Cultura. Un apocalittico a Catania

2025-03-16 00:00

Redazione

Ultime News, apertura, Segnali,

Tolkien al Palazzo della Cultura. Un apocalittico a Catania

Una costosa operazione di propaganda politica

Roma è stata la prima tappa poi la mostra si è trasferita a Napoli, quindi a  Torino, al quarto tempo arriva a Catania, ma non è finita: da qui raggiungerà Trieste.  

 

Pompata senza fine da tv e stampa di regime ha avuto nel suo tour un grande numero di visitatori

 

È del resto stata fortemente voluta da Giorgia Meloni che ha partecipato da Presidente del Consiglio alla inaugurazione romana al Maxxi nel novembre 2023.

 

La mostra è stata poi veicolata ovunque da ben due ministri della cultura al suo servizio. 

 

Prima l’impareggiabile Gennaro Sangiuliano sbalzato di sella dallo scandalo Boccia, ora dal successore Alessandro Giuli (messo sotto tutela dal suo stesso partito dopo il caso Spano) e quest'ultimo ha difatti raggiunto il capoluogo etneo per l’inaugurazione della sorsa settimana.

 

Perché tanto dispendio di energie e denaro (pubblico) per un autore non-siciliano, ma pure non-italiano?

 

È presto detto. Si tratta di pura e semplice propaganda dell’estrema destra italiana che ha deciso di fare di questo autore di romanzi fantasy una bandiera.

 

Ma vediamo nel dettaglio.

 

Tolkien non è  siciliano. Niente di male per noi, ma per una parte politica che in giunta regionale ha addirittura battezzato uno straordinario Assessorato all’identità siciliana pare bizzarro.

 

Tolkien non è italiano. Niente di male per noi, ma per un governo che ha fatto del "sovranismo" la sua bandiera culturale che senso ha ?

 

Meglio chiarire che  cosa è il  “sovranismo” centinaia di volte citato da “intellettuali” dalle menti deboli disposti intono a Meloni.  Leggiamo cosa dice l’Enciclopedia Treccani:

 

Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione”.

 

Individuare Tolkien come un campione del sovranismo italiano… fa cadere le braccia.

 

John Ronald Reuel Tolkien è nato nel 1892 in Sudafrica.  Filologo e professore universitario e diventato famoso  per romanzi come “Il Signore degli Anelli”, “Lo Hobbit” e “La Terra di Mezzo”.

 

Si tratta di racconti ambientati in un mondo immaginario con mitologia propria composta da razze e lingue inventate infarcite di elementi magici come anelli del potere, stregoni, elfi e draghi.

 

Queste fantasiose avventure letterarie godono oggi della notorietà di cui hanno goduto a suo tempo I viaggi di Gulliver o Harry Potter poi. 

 

Con una costante: la sottile predilezione per il tenebroso, l'oscurità, l'irrazionale, il fascino delle apocalissi.

 

Dai romanzi di Tolkien sono stati tratti film, serie televisive, videogiochi e giochi di ruolo. Sino a qui niente di male: che ognuno si diverta come gli pare.

 

Ora però i bizzarri “intellettuali”  vicini a  Giorgia Meloni si dichiarano ammiratori (non in senso letterario ma proprio politico) delle “teorie” qui espresse. 

 

Tolkien deceduto nel 1973 è però del tutto incolpevole delle folli distorsioni che gli sono state ora appioppate tanto meno dell'utilizzo misticheggiante alla Mago Merlino. 

 

Pensiate che stia esagerando? 

 

Risale alla fine degli  anni ’70 l’organizzazione di Campi Hobbit organizzati in Italia da giovani appartenenti alla destra extraparlamentare, in particolare dell’area neofascista che cercava di trovare forme di aggregazione al di fuori delle tradizionali strutture neofasciste del tempo. 

 

E quindi vai con la musica “di protesta” e la creazione di atmosfere “comunitarie” tipiche dei giochi di ruolo: quelli dove ci si traveste impersonando personaggi di fantasia.

 

Questo è il retroscena della mostra trascinata al Palazzo della Cultura di Catania.

 

Questo è il vero intento: utilizzare un’esposizione finanziata con denaro pubblico per fare propaganda politica mascherandola da operazione culturale.

 

Con una qualsiasi razionale forma di pensiero politico questa mostra non c’entra nulla.  

 

Men che meno con qualsiasi forma di religione:a meno che non si intenda per religione  quella eserciatta da maghi, spadoni, corazze, schiavi, razze superiori e razze inferiori.

 

Qui Giorgia Meloni nel ruolo di critico letterario https://www.youtube.com/watch?v=mTHmnrbzdv8 

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